Bianco Natale

Bianco Natale

 

Guardo la neve cadere lenta e abbondante. Scende gentile e candida. Silenziosa ricopre gli abeti, le strade, gli steccati, i sogni dei bambini e dei grandi. Smussa angoli e spigoli ricoprendo il paese di uno spesso manto candido. Il camino acceso scalda la schiena mentre le cime, lassù nel cielo, mi tengono compagnia. Rigiro fra le dita un bicchiere di rosso quasi vuoto e, accompagnato dal crepitio delle resine di larice scottate di continuo, ricordo uno strano incontro di non molto tempo fa.

Era inverno allora, proprio come ora e camminavo nella sera tra gli abeti del bosco di Tai. Mi piace passeggiare tra un fiocco e l’altro. Senza luna il buio regnava sovrano. Mi smarrivo tra fiocchi bianchi nella notte, con il naso rivolto all’insù ad annusare l’aria.

Un bagliore attrasse la mia attenzione. Dal cielo scendeva una strana luce sbiadita. Ondeggiava galleggiano tra i rami carichi di bianco.

La seguii con lo sguardo, curioso ed inquieto. Il lume si avvicinava al terreno ghiacciato. Si fermò all’altezza del mio sguardo, distante solo qualche metro. Smise semplicemente di cadere. Rischiarava il bosco lì attorno proiettando lunghe ombre di tronchi sulla neve.

Non sapevo cosa fare. Esclamai stupito:

“ma…cos’è”

“chi?” chiese una voce nella luce.

“parli? Chi sei?”

“un fiocco di neve, non si vede?”

“un fiocc… ma io… perché parli?”

“perché sono il padre della neve”

Non sapevo cosa fare. L’atmosfera magica del bosco notturno mi rapiva, così, anziché scappare a gambe levate, chiesi:

“cosa ci fai qui?”

“vengo a fare un regalo al Natale”

“di che regalo parli?” continuai curioso.

“ci sono voci che dicono che il Natale non ha più senso, che l’uomo ha scordato l’essenza di questo magico momento, che i bambini attendono con impazienza la mattina del santo giorno per scartare i regali con mani tremanti, che gli adulti s’affannano nell’acquistare luci e colori per dipingere un’anima che poco a poco s’ingrigisce. Ci sono voci che raccontano del regnare di una fretta smodata che non da il tempo di prepararsi a conoscere Gesù, la povertà, la sofferenza e la semplicità”

“si dice davvero tutto questo?” chiesi.

“sì” rispose la voce d’un tratto austera.

“e allora…come pensate…come pensi di fare?”

“lo vedrai. Tutti quanti lo vedrete”

Il fiocco si posò in terra assorbito dal bianco lasciandomi nel buio silenzioso dell’inverno.

Ritornai a casa e quella notte riposai serenamente.

I giorni seguenti non la smise di nevicare. I fiocchi cadevano incessantemente, fini e grossi e il bianco manto si ispessiva.

Gli steccati presto scomparvero e con loro le auto, seppellite fino al tetto ed oltre. Gli spartineve lavoravano senza pace liberando strade che subito s’imbiancavano. In solo una settimana il paese ed il mondo non si riconoscevano più. La neve bloccava la gente in casa, i negozi rimanevano chiusi, seppelliti da candidi cumuli, non una macchina ruggiva, non un’azienda poteva produrre. Il silenzio quell’inverno gridava forte.

Giunse così il 25 di dicembre e la neve cessò Le nubi lasciarono il posto ad un azzurro limpido ed il sole ritornò a scaldare generoso.

Quel Natale non vi furono doni o pranzi succulenti o luci o abeti lucenti o presepi.

Quel Natale invece si accesero i camini e le famiglie si scaldarono davanti al fuoco. I genitori raccontarono favole ai figli ed imparaono a conoscerli ed i figli si sentirono amati. I ragazzi uscirono a giocare nel sole riscoprendo la semplicità del tepore e della luce, riscoprendo la gioia del riso spensierato. Gli uomini dovettero darsi da fare spalando neve con badili e piccozze e la sera, esausti ed affamati, riscoprirono il valore del semplice cibo e del vino. Il vuoto lasciato dalle sorde parole dei televisori ora muti fu riempito con la gioia del raccontare e gli anziani soli, vennero invitati nelle case a parlare della storia e del passato, divenuti improvvisamente unici autori di informazione e saggezza. I cuori ripresero a battere di viva umanità e questo permise di regalare un boccone ai poveri ed ai bisognosi.

Quel natale il regalo venne fatto all’umanità da Dio in persona che, attraverso la sua cara amica neve, risvegliò l’uomo nell’uomo, donando a ciascuno il senso autentico della vita vera, che è poi il semplice Natale.

 

Racconto – Francesco Vidotto

Disegno di Marina Carosi – www.marinacarosi.it

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