L'orologio del nonno

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’orologio del nonno

 

Ricordo come ora quando da bambino me ne stavo con il mento appoggiato al tavolo osservando le mani del nonno che impastavano sapientemente il pane. Annusavo la farina aspettando che staccassero un po’ di pasta e me la porgessero. Allora mi cimentavo nel dar forma ad una michetta microscopica che veniva poi riposta in forno con le pagnotte serie, quelle che si mangiavano davvero.

In quei momenti mi smarrivo nel movimento delle lancette del suo orologio. Un Omega dorato con il cinturino in pelle nera, il quadrante bianco sbiadito e la carica manuale. Si muoveva ritmicamente con il suo polso, avanti e indietro, senza abbandonarlo mai.

Spesso tagliavamo il prato insieme, davanti alla casa in montagna, oppure aggiustavamo la macchina o spaccavamo la legna per l’inverno.

L’abbigliamento cambiava, le stagioni mutavano, ma l’orologio del nonno non la smetteva mai di segnare il fluire del tempo.

La cinghietta pian piano si rovinava piegandosi e lacerandosi all’altezza della piccola fibbia e veniva regolarmente sostituita da una più nuova, rigorosamente nera e di pelle.

Ricordo le nostre passeggiate in spiaggia in costume, d’estate, oppure sotto la neve durante le vacanze di Natale e lui sempre lì.

La sera lo toglieva gentile riponendolo sul comodino accanto al letto e stendendo accuratamente il cinturino facendo in modo che si rovinasse il meno possibile.

Agli occhi del bambino che ero quel congegno miracoloso aveva assunto un significato quasi regale.

Era l’immagine delle parole sagge di un anziano sempre pronto a dare consigli opportuni, la faccia della puntualità, del rispetto della parola data. Era un amico fidato del mio dolce nonno. Immaginavo l’avesse accompagnato per tutta la sua vita, attraverso due guerre e tanta povertà, attraverso le gioie della famiglia e momenti lieti come la nascita delle sue due figlie.

Di tanto in tanto lo scorgevo seduto sul letto, leggermente chino in avanti, con le robuste mani che giravano piano la carica del vecchio omega, facendo scorrere la rotellina tra il pollice e l’indice in un continuo sfregar di dita.

E’ passato molto tempo da allora ed io sono parecchio cresciuto, ma la regalità che impregnava quell’oggetto non l’ha mai abbandonato.

Adesso è qui fermo sulla mia scrivania e mi guarda silenzioso. Buono e preciso come sempre. Non veste più il polso del nonno. Lui è partito per un viaggio senza tempo. Nemmeno l’antico ticchettio riempie più il suo cuore di ingranaggi e molle, ma ugualmente mi parla.

Con la sua usura racconta di persone d’altri tempi, del rispetto per le cose e per il tempo.

Dice che sprecare è sbagliato, che l’importante è la sostanza e non la forma.

Con le sue lancette ora immobili suggerisce che il tempo scorre via con la vita ma anche che vi sono cose immuni a questo inesorabile trascorrere, come i valori, il carattere, il rispetto per la fatica.

Di tanto in tanto la notte sussurra parole di speranza. Mi dice che vorrebbe segnare ancora le ore, i mesi e gli anni.

Credo che forse, domani, stringerò il vecchio orologio al mio giovane polso e darò nuovamente fiato ai suoi polmoni, perché mi accompagni attraverso una vita ricca di esempi da seguire.

 

Racconto – Francesco Vidotto

Disegno di Marina Carosi – www.marinacarosi.it

 

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