Nel proseguo di questa sezione voglio riassumere alcune passeggiate, escursioni, arrampicate, discese di sci alpinismo che mi hanno divertito.
Cercherò di rendere i miei appunti ricchi di foto e divertenti.
Pronti a partire?
INDICE:
ESCURSIONE PRESSO IL RIFUGIO VANDELLI PER IL "CIADIN DEL LAUDO"
difficoltà - molto bassa -
Se decidete di recarvi al rifugio Vandelli e al forse più famoso laghetto del Soràpis, mi raccomando di andarci per il "Ciadin del Laudo" e ritornare per passo Tre Croci. Sconsiglio vivamente di andare e tornare per il passo Tre Croci perchè la passeggiata è di una monotonia disarmante, priva di panorami e immersa in un sottobosco ombroso.
Allora:
Dovete partire da passo Tre Croci. Arrivandoci da Cortina d'Ampezzo troverete sulla vostra destra il maestoso albergo o residence in perenne ristrutturazione. Dovete parcheggiare l'auto PRIMA dell'albergo ed incamminarvi subito dietro il capitello alle spalle della struttura. Non potete sbagliare.
Di qui inizierete una blanda salita che durerà circa 45 minuti, immersa in un ricco sottobosco. Il sentiero è ampio, chiaro e battuto.

Al termine della salita, forse un po' sudati, arriverete su di un pianoro in campo aperto, dal quale potrete godere del panorama maestoso. Qui, chiare insegne, vi indicano il proseguo del cammino.
il papà dopo la salita
nel bosco
eccolo qui che indica la via

Siete al metri 2129. Dopo esservi riposati seguite le indicazioni per il rifugio Vandelli. Vi aspetta, prima della forcella Marcuoira, una abbondante mezz'ora di cammino e, questa volta, di forte salita. Soprattutto l'ultimo quarto d'ora di avvicinamento alla forcella. E' garantito però un panorama mozzafiato una volta in forcella e per tutto il percorso fino all'inizio della discesa per il rifugio Vandelli. Da questo punto al rifugio Vandelli ci sarà circa un'ora e mezza di cammino.
Salita alla forcella
La segnaletica in forcella
La segnaletica in forcella
Il papà che arriva in forcella
dopo la salta
Panorama dalla forcella verso
il "Ciadìn del Laudo". Se guardate lo sperone di roccia in fondo alla
foto potete notare leggermente segnato il sentiero minuto che costeggia il
ghiaione e continua poi sullo sperone. E' il sentiero che farete tra poco.
Branco di camosci dalla
forcella Marcuiora. E' molto facile vederli in queste zone. Sopratutto se ci si
muove alla fine di settembre quando non c'è molta gente sui sentieri.
Dalla forcella ci si incammina poi per un'ulteriore mezzora prima di arrivare alla discesa che porta la rifugio Vandelli. Il primo quarto d'ora è leggermente scosceso. SI cammina su pascoli alpini pianeggianti contornati da panorami grandiosi, fino a raggiungere una cengia equipaggiata con cavo metallico che, in pochi metri, oltrepasserà un promontorio roccioso mettendo in luce, all'orizzonte, il tetto del rifugio Vandelli.
cengia assicurata
il papà sulla cengia
panorama subito oltrepassato
lo sperone di roccia. Sullo sfondo svettano spettacolari le tre cime.
e sulla destra il lago alpino
del Sorapìss con adiacente, piccolo, il rifugio Vandelli.
Da qui si scende in direzione del rifugio lungo un sentiero ricolmo di radici di baranci spesso scomode. Il percorso non è molto agevole e con il bagnato può risultare scivoloso. Non presenta comunque invalicabili difficoltà. La discesa è breve ma della durata di circa quarantacinque minuti a causa della velocità di percorrenza molto ridotta dalle rocce affioranti e dalle radici ingarbugliate.
poco sotto il rifugio Vandelli
vi è il cartello che indica il percorso dal quale state provenendo
arrivati al rifugio, lo si
lascia leggermente sulla sinistra per portarsi alle sue spalle. Nel giro di
cinque minuti si arriva elle sponde del meraviglioso laghetto di montagna. Il
laghetto del Sorapìss

ecco poi finalmente il
rifugio. Consiglio di provare la zuppa! Ottima

Dal Vandelli potete decidere se ritornare per la strada da cui provenite (Ciadìn del Laudo), faticosa in salita ma panoramica, o scendere al passo tre croci attraverso il sentiero più comune e frequentato (compiendo così un giro quasi circolare). Nel caso decideste di intraprendere questa strada badate bene che l'itinerario è molto facile, sempre in leggera discesa, vergognosamente attrezzato con scale metalliche e funi anche dove non serve! Una sorta di scempio!!! Comunque da provare almeno una volta nella vita.
una larghissima cengia
assicurata
un ponticello con
assicurazione
una banale discesa assicurata
da cavo metallico
il sentiero del ritorno nel
bosco e da qui, in pochi minuti al passo tre croci e poi alla macchina.
Sbucherete dal folto del bosco proprio dietro l'Hotel. Raggiungete la strada
asfaltata, percorretela per ottocento metri verso sinistra passando di fronte al
maestoso albergo e ritroverete l'auto. Spero via sia piaciuta la passeggiata.
L'escurisone non è impegnativa dal punto di vista dello sciare. La discesa da Forcella Piccola a San Vito di Cadore è infatti moderatamente pendete e spesso con neve stupenda. Per inciso è una delle migliori discese che abbia avuto il piacere di fare. L'escursione è estremamente impegnativa dal punto di vista dell'orientamento e della preparazione fisicha. La durata media del giro è infatti di ore 9. La neve è quasi sempre non battuta e molto alta.
Si parte in macchina, ci si dirige verso Calalzo di Cadore e di qui in Val D'Oten. Si cerca di proseguire con l'auto fin dove è possibile. Solitamente, senza ausilio di Jeep si arriva a circa tre chilometri dal rifugio Capanna Degli alpini. Fermata la macchina e preparata l'attrezzatura (consiglio un litro d'acqua, barrette energetiche, diavolina e anche un fornelletto nel caso un cui malauguratamente foste costretti a passare la notte nel bivacco) ci si incammina su strada pianeggiante, quasi sicuramente battura dalle motoslitte, fino al rifugio Capanna degli Alpni.
Il percorso fino al primo
rifugio è chiaro e quasi sempre battuto
Panorama del monte Ciaudierona
Trascorsi circa quarantacinque
minuti ecco il rifugio Capanna degli Alpini. Lo si guarda solamente, senza
sostare perchè il percorso è lungo ed il difficile inizia ora.
Si prosegue lungo il sentiero
che in estate conduce prima alla cascata delle pile e poi al rif. Galassi. Ci si
lascia sulla destra il Rif. Capanna degli Alpini, lo si oltrepassa e, sempre
mantenendo la destra ci si inoltra nel bosco seguendo alcuni corrimano in legno
molto visibili.
il sentiero è quasi sempre non
battuto Facile trovare neve alta almeno mezzo metro. Si procede con le pelli e
mota fatica arrampicandosi per strettoie al limite dell'aderenza delle pelli. Ci
vuole orientamento ottimo oppure un bravo accompagnatore che conosca la zona.
Facile perdersi.
Passaggi angusti e ripidi come
questo sono molto frequenti
Fuori dal bosco, dopo circa
un'ora di salita ripidissima, ci sfocia nella vallata sulla cui sommità si erge
il rif. Galassi.
Sulla destra splendida cascata
di ghiaccio da ammirare e fotografare
All'uscita dal bosco fare
molta attenzione a non farsi ingannare dal paesaggio. La via più naturale pare
quella che ripiega a destra e sale fino alla base della cascata veduta in
precedenza. Non seguite quella via. Sarete costretti a fare una discesa in neve
fresca su baranci per correggere il tiro. Vi è il pericolo di crepacci poco
profondi nel corso della discesa. Per evitare il problema bisogna continuare a
procedere sul letto dell'avallamento, fino a giungere proprio sotto la collina
sopra la quale è stato costruito il rifugio. Solo allora potete ripiegare alla
vostra destra risalente il ripidissimo e quasi sempre immacolato ghiaione estivo
che vi porta al rifugio.
Salita verso il Galassi
Ancora salita verso il Galassi
Mi riposo un'attimo
Sulla sommità della salita, a
quasi 4 ore dalla partenza si scorge il rifugio.
Capitello al rifugio
Io e Nicola
Il rifugio Galassi ed il
piccolo bivacco alla sua sinistra
Il piccolo bivacco è quasi
sempre ricoperto di neve. Ci può essere necessità di spalare vari cumuli per
liberare la porta sempre battuta dal vento. All'interno, come potete vedere, il
bivacco è accogliente e dotato di coperte. Da utilizzare nottetempo comunque in
caso di grave necessità. Valido anche per il pernottamento invernale solamente
se equipaggiati con un sacco a pelo almeno da -25°
L'interno del bivacco e la mia
borraccia.
L'esterno del bivacco
Dopo una pausa si riprende il
percorso. Sulla sinistra vedete il palo della bandiera del Rif. Galassi e, la
forcella all'orizzonte, è la forcella Piccola.
Si continua in piano ma con
fatica. La neve qui è alta e sempre soffice.
Vista dei Rif. Galassi dopo
mezz'ora di strada dal bivacco
In forcella Piccola trovate un
segnavia in legno.
A questo punto dovete fare
ESTREMA ATTENZIONE!! La montagna vi induce a proseguire diritti. La via sembra
naturale e tracciata. Non fatevi ingannare. Il percorso porta ad un dirupo a
picco. Dal segnavia, dando le spalle al Rif. Galassi, dovete invece volgervi a
destra e vedrete un ripido crinale con in cima un palo dell'elettricità. Dovete
raggiungerlo. E' da quel punto che inizia la splendida discesa verso la San
Vito. Quindi... gambe in spalla e... ultimo sforzo!!!
Ultima salita
E finalmente... dopo ben 9 ore
in neve fresca ripagate da una spettacolare discesa.... eccoci sulle piste di
San Vito.
Fine giornata con il papà che
mi aspetta al calduccio della macchina!!!
ESCURSIONE INVERNALE IN VAL DI MES DI'
